La rivoluzione della misericordia

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Il papa ha rivisto il 15 gennaio la composizione della Commissione incaricata di vigilare sulla trasparenza delle operazioni dello IOR, la banca del Vaticano, a meno di un anno dalle nomine ufficializzate pochi giorni dopo la rinuncia al pontificato da parte di Benedetto XVI.
Questa revisione è sorprendente in quanto quattro dei cinque membri sono nuovi, tra cui il cardinale Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna, uno dei più coraggiosi riformatori all’interno del collegio cardinalizio, molto attivo per una Chiesa che si rigeneri «come ai tempi di san Francesco», secondo l’espressione da lui più volte ripetuta ai media prima del conclave. Sarà ricevuto la prossima settimana dal Santo Padre.Così, malgrado alcune resistenze interne, il Santo Padre continua, con autorità, a porre uomini (e donne!) di fiducia in posizioni in cui si gioca la credibilità della Chiesa cattolica e di conseguenza l’annuncio del Vangelo ad un maggior numero di persone possibile. Francesco desidera che la Chiesa appaia nel grande giorno quale essa è nel cuore di Dio «un popolo di discepoli e di missionari». L’ha ripetuto in piazza San Pietro parlando del sacramento del Battesimo: «Siamo una comunità di credenti in cui ciascuno, malgrado la sua debolezza, è canale di grazia per gli altri; la dimensione comunitaria è parte integrante della vita cristiana e dell’evangelizzazione».

`Una relazione viva con Dio e con la sua parola`

Le sue catechesi sono brevi, per dedicare più tempo possibile alle persone, per cercare i cuori feriti come un vero pastore quale egli vuol essere come detta il Vangelo. «Gesù perdona l’adultera, discute di teologia con la Samaritana, che non era un angioletto» ha recentemente sottolineato il papa nella sua predicazione. Questo ritorno alla semplicità del Vangelo lo domanda in primo luogo a coloro che hanno la vocazione a guidare il popolo di Dio. Giovedì 16 gennaio, in occasione dell’omelia del mattino durante la messa quotidiana a casa Santa Marta, ha evocato le ragioni di questi scandali che hanno costituito «la vergogna della Chiesa», denunciando la corruzione dei sacerdoti che confondono la croce con una decorazione perché non hanno «una relazione viva con Dio e con la sua parola», come un tempo gli israeliti hanno usato l’arca dell’alleanza come un oggetto magico quando era invece presenza divina nella loro vita. Domenica 12 gennaio, per mettere i puntini sulle i nei confronti di tutti gli ipocriti della sala, gli scribi e i farisei di oggi, ha battezzato il figlio di una coppia non sposata in chiesa, una coppia di «pubblici peccatori» secondo i criteri di giudizio in voga in alcuni circoli ideologici in cui dei prelati legalisti fanno la parte del guru, ad esempio cacciando i divorziati dai posti di dirigenza nelle istituzioni cattoliche.

Trasformazione missionaria

La Chiesa di Francesco è posta in un «costante stato di missione» e vive una «conversione pastorale», come ha recentemente spiegato in una trasmissione televisiva mons. Pietro Parolin, il nuovo segretario di Stato, discreto e sorridente, nominato cardinale dal papa. Questa «trasformazione missionaria» della Chiesa ha la sua sorgente in una visione dinamica dell’essere, in cui ciascuno è suscettibile di evoluzione e può rinascere – mettendosi all’ascolto della sua coscienza – nell’oggi di Dio. È una vera rivoluzione di misericordia all’opera, toccando man mano anche le stesse classi dirigenti grazie all’azione diplomatica della Chiesa che è prima di tutto umana.
La decadenza non è ineluttabile. Venerdì prossimo il capo di Stato francese verrà ricevuto in Vaticano, anche lui forse toccato dai gesti e dalle parole del papa – e il nostro dovere di battezzati, animati dalla vita divina, è di pregare anche per questo -, cosciente delle minacce che incombono sulla vita, dal concepimento alla morte naturale. La Marcia per la vita organizzata il 19 gennaio a Parigi è stata ufficialmente sostenuta da papa Bergoglio, che il lunedì precedente aveva affermato davanti al corpo diplomatico: «Il solo pensiero che dei bambini non potranno mai vedere la luce, vittime dell’aborto, ci fa orrore».
L’apertura di cui Francesco dà prova non è quindi un abbandono «progressista» dei punti non negoziabili, ma al contrario è il solo cammino che permette a questi principi di vita eterna di essere accolti da coloro per cui l’istituzione ecclesiale, arroccata nel suo benessere materiale e ripiegata sul passato, era diventata inascoltabile.

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