Stabilire la comunione giocando con le differenze

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Presentazione del mio libro, “Semplicemente cristiani. La vita e il messaggio dei beati monaci di Tibhirine”, da parte della Dott.ssa Rossana Morello, durante una serata organizzata a Mazara del Vallo, nel luglio di questo anno. La ringrazio e condivido con voi quanto da lei detto.

Un’ ”opera…soprannaturale” come  casualmente de-finito [1] dalla prima e dall’ultima parola del testo. A volte, ciò che sembra “fortuito”, che avviene senza intervento della volontà o senza ragione apparente, assume la connotazione di “provvidenziale”, come se la tessitura delle parole trascenda l’intenzione dello stesso autore e doni anima e cuore a quel mosaico di termini dalla cui sapiente tessitura nasce il testo. Semplicemente cristiani è un libro per tutti, Cristiani e non, Tibhirine un luogo di incontro, non un non-luogo ma un’eutopia: luogo del bene, da abitare e da ricordare. Segno e memoria di un passato vivo che diviene presente nella fede, dove la scoperta del rapporto con Dio, nelle sue progressive rivelazioni, costituisce un patrimonio da comunicare a chi cerca risposta di senso alla propria vita. Un’opera che ti fa vivere la quotidianità come inconsapevole adesione ad una vocazione che, solo nello snodo del suo svolgersi, diviene concreta attuazione della volontà superna, così“semplicemente”. È nel semplicemente che si staglia la più profonda delle riflessioni dell’opera, un termine che ci ricorda come attraverso l’etimo la lingua divenga luogo dell’inclusione e dell’accoglienza. Risalire all’origine  di una parola significa viaggiare nel tempo dipanando con amore e pazienza le tante storie che nelle parole si tessono. Ed è alla luce di questa etimologia che l’avverbio “semplicemente” si può intendere come “senza pieghe” (lat. agg. simplex = sine plectere), ma anche con un’accezione  altra, risalente ad una linguistica più moderna, nel significato di “piegato una sola volta” ( pref. sim + plex , il prefisso sim da una radice sanscrita Sa  da cui se- mel in latino, che indica una quantità) ciò ne implicherebbe la necessità dell’essere “s-piegato”, aperto, proprio come le vele di una nave che al soffiare dei venti imboccano la rotta che salva dal naufragio. Semplicemente, diviene una “voce parlante” che  racchiude un profondo e intenso significato. E nella brevità, intesa come arte del sottrarre per andare diretti al cuore delle cose, Francois Vayne riesce a far convivere agilità e ricchezza narrativa, evitando le secche della condensazione in una narrazione di grande chiarezza e di gradevolissima lettura. Se queste pagine fossero musica sarebbero la partitura di una dolce melodia che riesce a contenere un universo intero senza né fioriture né arabeschi. Così “ semplicemente”… Le parole come uccelli, migrano da un cielo all’altro e da una terra all’altra portandosi dietro tanta memoria. Lo stesso termine “parola”, come altre del nostro vocabolario, è segnata dal Cristianesimo perché deriva da “parabola”, il racconto allegorico del Vangelo, l’esempio, la parola di Cristo. Nei continui richiamial Vangelo, Francois sprona l’uomo a ricercare quell’umanità plurale in cui riconoscere l’altro come fratello. Ognuno di noi, qualunque sia il nostro ruolo, è chiamato non solo a vivere l’accoglienza dell’altro, ma anche  ad un cambiamento di rotta che conduca le nostre vite a ritrovare quelle radici comuni nell’Essenziale. A vele ormai spiegate ciascuno di noi riscopre un nuovo orizzonte in cui diventa vitale imparare a camminare insieme così da stabilire la comunione giocando con le differenze, come saggiamente scrive il nostro stra-ordinario autore. Buona lettura!

[1] Etimo: dal latino: [definire], composto da [de] e [finis] limite, confine.Si tratta di ciò a cui sono stati posti confini, è ciò che è netto, definito.


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